Dromsat: Briciole di Pasta Arbereshe

Il piatto di oggi è una pietanza tipica della cucina arbereshe, propria di alcune comunità locali di origini albanesi, insediatesi in Calabria da circa 600 anni. Sono più di trenta i comuni di etnia albanese, la maggior parte dei quali si trova in provincia di Cosenza. Tutti quanti hanno finora custodito la propria lingua, religione, cultura. 
Anche la loro cucina conserva alcuni tratti salienti e i dromsat di oggi lo dimostreranno! La loro preparazione somiglia ad un rito religioso. La farina disposta sul piano di lavoro viene battezzata da un rametto di origano gocciolante d'acqua. Si formano così dei grumi di pasta, dromsat, che poi si cucinano con i legumi o al sugo, come nel nostro caso.
Non ho mai mangiato i dromsat originali, mentre ho potuto gustare le shtridhla, strizzate, altra pasta fatta in casa tipicamente arbereshe, che solitamente si prepara in occasione di eventi speciali. 
E a dire il vero ho anche chiesto in giro la ricetta precisa. Nessuno mi ha fornito risposte soddisfacenti. Mi sono perciò affidata ad un ricordo, di quando una donna meravigliosa mi descrisse le fasi della preparazione di questo piatto. Eravamo a Lungro, Ungra in lingua arberesh, alle pendici del Pollino, chiacchieravamo davanti ad una tazza di mate :)
Sì, avete capito bene, il mate, la bevanda tipicamente argentina, si beve quotidianamente nelle case di questo splendido paesino...

Ingredienti:
280 grammi circa di farina di grano tenero 0
acqua
qualche rametto di origano
una passata di pomodoro (la mia autoprodotta)
cipolla
olio evo
sale marino integrale
Anzitutto versate in una ciotola dell'acqua e immergetevi le inflorescenze dei vostri rametti di origano. Disponete la farina sulla spianatoia e bagnatela poco alla volta facendo sgocciolare su di essa i rametti bagnati. Raccogliete la farina bagnata, strofinatela un po' con le mani e poi passatela al setaccio. I grumi che vi rimaranno metteteli ad asciugare. Proseguite così fino ad esaurimento della farina.* Lasciate che si asciughino almeno per un'ora.
Mettete a fare un sughetto di pomodoro semplice: un filo d'olio, cipolla a piacere e la passata. Quando sarà cotto allungatelo con dell'acqua, circa tre bicchieri colmi. Quando l'acqua  comincerà a bollire, versate i vostri dromsat e portateli a cottura senza smettere di rimestare. Se necessario, aggiungete altra acqua bollente. Serviteli con un filino d'olio e dell'origano.
* Il procedimento ricorda quello per fare il cous cous, in quel caso ovviamente la forma che viene data alla farina di semola è regolare.ù

27 commenti:

  1. Letissia, ti ringrazio per questo post davvero utilissimo. Grazie a te ho conosciuto un piatto al contempo semplice e particolare, profumato e davvero invitante!
    Un caro saluto,
    MG

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    1. Grazie a te d'essere passata, cara!

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  2. Una preparazione davvero particolare ed interessante..sarei proprio curiosa di fare l'assaggio :-)
    Buon we cara <3

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    1. Grazie, cara Consuelo, sicura che ti piacerebbero questi "dromsat"!

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  3. Davvero interessante come piatti, brava

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  4. Che ricetta particolare!! mi attira tantissimo! chissà se riuscirò a fare quei piccoli risetti di pasta... ci voglio proprio tentare! ;-)

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    1. Contenta che ti abbia conquistato, Mari! Se provi, fammi sapere!

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  5. Non solo mi affascina scoprire piatti nuovi, ma mi conquista in pieno la passione con cui ne parli. Non avevo mai sentito parlare di questa pietanza e la paziente meticolosità della preparazione la rende piena e importante, vera e intensa. Grazie per averla portata da noi ^_^

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    1. Grazie, Erica, sono affascinata dalla cultura arbereshe, è stato un piacere dare qualche spunto :)

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  6. Ma che bellissima ricetta! Temo che non sarei capace di rifarla, ma sicuramente la assaggerei con piacere :) Grazie per le bellissime parole ed immagini con cui ce l'hai raccontata! Un abbraccio, buon inizio settimana!

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    1. Grazie, Alice, contenta che ti sia piaciuta!

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  7. Molti arbereshe neanche la conoscono :(

    Mia nonna era di Lungro: confermo il mate!

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    1. Ciao. Si è vero, i dromsat sono un antico piatto in disuso ormai; ho chiesto anche a signore di una certa età e non ne ho cavato che vaghi e confusi ricordi.
      Bere il mate a Lungro non ha prezzo. Ad ogni ospite, per gentilezza, si offre il caffè, ma se l'ospite è gradito gli verrà sevito il mate!

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  8. Ti scopriamo oggi per caso, e ci innamoriamo perdutamente del tuo blog. Rappresenta la cucina che ci piace, quella che proponiamo spesso a casa e che ci fa stare bene... ci piace tutto qui, quello che scrivi, quello che condividi, quello che fotografi e come lo fotografi. Felici di averti scoperta! A presto :-) Marta e Mimma

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    1. Benvenute, care, grazie per tutti questi complimenti. La mia cucina è a vostra disposizione. Intanto accomodatevi, vi faccio un caffè, anzi...un mate! ;)

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  9. Ricetta straordinaria,come tutte quelle che proponi, ne sono affascinataa. A presto <3

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  10. Come sono contenta di leggerti, Libera! Sì, questa ricetta ha un grande fascino anche per me ;). Un abbraccio, cara.

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    1. Io ci sono sempre per te... riattiverò Pinteret così potremo comunicare da lì. Da me ho chiuso i commenti per ovvii motivi ma proseguo con la mia passione, forte, come e più di prima. Un bacio <3

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  11. Che poesia questa pasta, non sapevo proprio niente di questa popolazione insediata da secoli...
    la pasta se devo dire potrebbe ricordare la fregula sarda, il rito dell'origano che la caratterizza è bellissimo!

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    1. Grazie, Cincia! Queste briciole sono pura poesia, hai detto bene :) E poi hai ragione, ricordano anche un po' la fregula!
      Baci.

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  12. Che piatto stupendo! Presentato tra le altre cose in maniera eccelsa, complimenti! Ho visto che utilizzi la farina tipo 0 se posso in questi casi ti consiglio di preferirla macinata a pietra in modo tale che il cereale mantenga le sue parti nobili ancora meglio se ti orienti su una farina semintegrale magari tipo 1 che rimane comunque facile da lavorare. Sei proprio brava! Un abbraccio e a presto
    Federica :-)

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    1. Grazie, Fede, sei così gentile! Riguardo alla farina, hai ragione, dovrei usare più spesso le farine meno raffinate, che acquisto comunque, ma in minore quantità rispetto alla 0. Comunque tutte quelle che uso, compresa la 0, sono macinate fresche a pietra, in un mulino ad acqua. Ho una gran fortuna... alcuni produttori del gas di cui faccio parte, hanno iniziato qualche anno fa a produrre del grano biologico, utilizzando vecchie varietà di semi locali, che macinano, a seconda degli ordini pervenuti, in questo mulino del 1400!
      http://www.utopiesorridenti.com/progetti-2/ilsemechecresce/
      Un bacio e buon fine settimana :)

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  13. Questo racconto mi ha affascinato. Credo fortemente nei valori di scambio fra le culture. Lo scambio può solo arricchire, aprire la mente. Per questo non ho mai capito i razzisti! Io mi sento cittadina del mondo, credo che ognuno sia libero di poter vivere dove vuole (o può). Bellissima ricetta, e bella foto. buon inizio settimana.

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    1. Pienamente d'accordo, Valentina. Grazie, un bacio.

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  14. Leti sei una fonte inesauribile di saperi antichi e di altri paesi. Ecco perché mi piace quello che fai, oltre al tanto amore che traspare dai tuoi piatti c'è anche la bellezza di queste bellissime culture :) <3

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  15. Grazie, Cami, sei molto cara! :)

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